È possibile diventare fluenti in poco tempo? Una domanda che ci si sente porre spesso, specie negli ultimi anni, è se sia davvero possibile raggiungere determinati obiettivi linguistici in un limitato periodo di tempo.

In altre parole, quante lezioni servono per essere in grado di comunicare efficacemente in una lingua? Ed è possibile partire da 0 e diventare fluenti in poco tempo?

La risposta non può essere univoca.

Perché non esiste una risposta unica?

Un nutrizionista non ti dirà di essere in grado di rimetterti in forma nel giro di sei mesi; certamente non senza conoscere le tue condizioni di salute, la tua storia personale, il tuo stile di vita e la tua motivazione.

Nessun professionista, in nessun settore, dovrebbe promettere risultati prima di conoscere la persona con cui andrà a lavorare.

Un nutrizionista non ti dirà di essere in grado di rimetterti in forma nel giro di sei mesi; certamente non senza conoscere le tue condizioni di salute, la tua storia personale, il tuo stile di vita e la tua motivazione.

E anche dopo averti conosciuto, in effetti, potrà solo prometterti che farà del suo meglio per farti raggiungere il tuo obiettivo, ma non potrà darti una scadenza perché non avrà alcun controllo su alcuni fattori che dipenderanno solo da te.

Allo stesso modo chi insegna lingue non può prometterti che sarai in grado di ottenere determinati risultati, o addirittura di essere fluenti, in un certo lasso di tempo, perché il metodo e l’abilità dell’insegnante dovranno poi trovare riscontro in te, ovvero nello studente.

Fattori che influenzano l’apprendimento di una lingua

Ci sono diversi fattori che possono portare una persona a imparare, più o meno velocemente, una qualsiasi lingua:

  • La lingua di partenza. Per un Italiano imparare lo Spagnolo non è tanto complesso quanto imparare il Norvegese. Questo, però, non significa che in assoluto imparare lo Spagnolo sia facile e imparare il Norvegese sia difficile: per uno studente Tedesco potrebbe essere vero l’esatto contrario.
  • Le esperienze pregresse. Chi ha già studiato la lingua di interesse in passato, ad esempio, o chi ha vissuto nel paese dove questa viene parlata, non è ovviamente nella stessa condizione rispetto a un principiante assoluto. 
  • La predisposizione. Come in musica ci sono individui dotati di orecchio assoluto, così nelle lingue ci sono persone naturalmente più portate e altre meno. La stessa cosa avviene, ad esempio, per la matematica, in quanto ognuno di noi ha un modo diverso di approcciarsi a una determinata materia e di comprenderla. 
motivazione
  • La motivazione. Perché imparare una nuova lingua? C’è differenza tra chi lo fa per diletto e chi ne ha bisogno per esigenze lavorative, oppure per concludere gli studi universitari. I primi si sentiranno meno in obbligo, ma forse si divertiranno di più e saranno più interessati rispetto ai secondi. 
  • Le competenze. Pensiamo a una lezione di grammatica. È molto semplice spiegare quale sia la posizione dell’aggettivo rispetto al nome; diventa tutto più complesso se lo studente non sa né cosa sia un aggettivo né cosa sia un nome.
  • Il tempo a disposizione. Per apprendere una nuova abilità dobbiamo esercitarci quanto più possibile. Questo è vero anche in altri ambiti: quando avete preso la patente avete imparato a guidare guidando, non certo limitandovi a leggere il codice della strada.
  • Eventuali disturbi dell’apprendimento. DSA, BES, ADHD: sono disturbi che non riguardano solo i ragazzi, ma anche gli adulti. Ad alcuni studenti vengono diagnosticati in età scolare, ad altri no, ma ciò non significa che non esistano e che non abbiano il loro peso, pur utilizzando gli adeguati strumenti compensativi
  • L’età. Anche se è un mito che gli adulti non possano imparare le lingue, è vero che l’età può influenzare alcuni aspetti dell’apprendimento. Ad esempio, i giovani hanno una maggiore flessibilità cognitiva, mentre gli adulti hanno un bagaglio culturale che li aiuta a comprendere meglio strutture complesse e sfumature linguistiche.

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Il tempo di apprendimento: imparare è un processo

A questi fattori, che cambiano da persona a persona, va infine aggiunto il tempo di apprendimento: poiché non siamo macchine, l’avere ricevuto un’informazione non implica né averla acquisita né essere in grado di metterla in pratica. 

Teorie sull’apprendimento delle lingue suggeriscono che uno studente possa memorizzare tra i 7 e i 12 vocaboli per volta, e che la ripetizione nel tempo sia fondamentale per consolidare le conoscenze. 

Una lezione per essere efficace non dovrebbe andare oltre questo limite. I vocaboli in questione dovrebbero poi essere messi in pratica, non solo appresi meccanicamente con la loro traduzione, e dovrebbero venire ripresi a distanza di tempo. Un discorso simile, ovviamente, vale anche per la grammatica.

Se anche fosse possibile studiare un intero libro in due mesi, quanto di ciò che è stato letto verrebbe effettivamente assimilato e utilizzato? Senza pratica costante, gran parte delle informazioni rischierebbe di essere dimenticata.

Concludendo

Non esiste una formula magica che garantisca risultati rapidi per tutti. Ogni studente è unico e i suoi progressi dipenderanno da molti fattori.

Indipendentemente dal metodo utilizzato e dalle competenze dell’insegnante, nessuno possa prometterti risultati concreti in uno specifico arco di tempo, senza prima aver analizzato la tua situazione e averti conosciuto. 

Un insegnante può guidarti, ma il risultato finale dipende anche da te. Il tempo necessario per imparare una lingua varia da persona a persona. La costanza e la pratica sono la chiave per un apprendimento efficace e duraturo.

Di conseguenza, l’unico approccio valido è quello di chi vede ogni studente come un individuo a sé, il quale otterrà risultati che saranno validi per lui e non necessariamente per altri. 

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